testi critici

Ognuno di noi considera se stesso l’ultimo germoglio di una pianta gigantesca e misteriosa”, si apre così l’autobiografia di Laura Grosso e, leggendo questa frase, non si può non pensare che essa si riferisca, oltre che alla vita di ciascuno, anche alle sue opere. In senso lato, ma anche, nel caso di Laura Grosso, alla sua arte.

Le opere scelte per questa mostra sono delle marine con bagnanti, “umani” li chiama l’autrice. Figure pensose, eterne, persistenti ed evanescenti fatte “della stessa sostanza dei sogni”, direbbe Shakespeare; emergenti da quell’inconscio collettivo che guida le nostre azioni. La pittura di Laura Grosso evoca; e non solo esperienze vissute da ognuno in quanto“umano”, ma anche la pittura dei suoi maestri e quella di cui i suoi maestri si nutrirono; assimiliata come linfa vitale attraverso le radici di quella pianta gigantesca e misteriosa di cui l’autrice stessa ci parla.

Come non pensare alle figure lontane di Silvestro Lega, Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli e di altri autori del nostro Ottocento? O alla Scuola Romana, che rinnovò e attualizzò il classicismo negli anni ‘30 del secolo scorso. Ma sbaglierebbe chi interpretasse quanto detto come un’accusa di passatismo rivolta alla nostra autrice. Niente di più errato: Laura Grosso si nutre del passato proprio come di sedimenti fertili depositati dalla storia su un terreno sopra il quale germogliare, aprire le fronde, saziarsi di luce, aria, colore. Il suo sguardo è proprio quello di cui parla Novalis quando dice che se “rivolto all’indietro porta in avanti”.

Nella pittura di Laura, infine, a riprova di quanto detto sopra, c’è anche la fotografia, lo sguardo dell’Iperrealismo che non sceglie il centro della composizione  per porvi il soggetto principale. Lo sguardo non seleziona, l’artista non mette in posa il modello: tutto avviene davanti al suo sguardo, lasciando che tutto sia, che la vita sia, come sembrano dirci i suoi “umani” nudi, assorti, in attesa.

The autobiography of Laura Grosso opens with the following line; “Everyone considers themselves the latest bud of a giant and mysterious plant”.  Reading this, one understands immediately that it refers not only to life of every one of us but also to Laura Grosso’s works: and, broadly speaking, in her case, also to her art.

The works, which have been especially selected for this exhibition, are marinas with bathers. The artist calls them “Humans”. They are thoughtful, eternal, persistent and evanescent figures made from “the stuff of dreams,” as Shakespeare would say, and emerging from the collective unconsciousness that guides our actions. Laura Grosso’s paintings not only evoke the experiences of anyone “human”, but also the painting of her teachers and those of which her teachers were nurtured. The paintings assimilate like lifeblood through the roots of the giant mysterious plant of which the artist referred to in her autobiography.

How can one not think about the distant figures of Silvestro Lega, Pellizza Volpedo, Angelo Morbelli and other authors of our nineteenth century? Or of the Roman School, which in the 30s of the last century, renewed and updated classicism. However, it would be a mistake to accuse the painter of traditionalism: nothing could be further from the truth. Laura Grosso feeds on the past just like the fertile sediment deposited on the ground by history. The ground on which new buds open, sprouting and filling themselves of light, air and color. Her gaze is exactly what Novalis refers to when he says that if it is “looking backwards, it brings you forward.”

Finally, confirming what has been said above, in the paintings of Laura Grosso, there is also photography. The look of hyperrealism that doesn’t choose the center of the composition to put the main subject. The artist’s gaze doesn’t select and doesn’t place the model in a pose. Everything happens in front of her eyes. Letting anything happen, that life is, as her naked and rapt “human” seem to tell us, waiting.

2015, Giorgio Di Vita

 

Laura Grosso’s focus on the bather and nude figures in the landscape is a time-honored theme explored from Titian to Cezanne to Picasso.

Employing a sensuous palette of rich, direct color slabs and strokes, she animates the primitive activity of figures by the sea in all their quirky, beautiful revelry.

Her overarching focus is on their collective interactions, movements, and gestures at water’s edge, enveloped in the varied Italian light, heat, and atmosphere.

Eschewing detail for suggestion, and illusion for poetry, she stitches together the unfolding impression of figures and surrounding space interactions with a carefully calibrated economy.

The beach figures appear to be an excuse to transport the viewer to her core love of painterly shapes and chromatic color connections and surprises.

For Grosso color is light, and a means for knowing the world. She celebrates the sense of seeing through the act of painting and the physicality of paint.

La focalizzazione di Laura Grosso su bagnanti e figure nude nel paesaggio costituisce un tema consacrato esplorata da Tiziano a Cézanne a Picasso.

Impiegando una sensuale tavolozza di ricche, dirette lastre di colore diretti e forti, lei anima l’attività primitiva delle figure in riva al mare in tutta la loro stravagante, bella baldoria.

Il suo obiettivo generale è focalizzato sulle loro interazioni collettive, i movimenti e i gesti al bordo dell’acqua, avvolti nella varietà della luce italiana, il calore e l’atmosfera.

Evitando il dettaglio per la suggestione, e l’illusione per la poesia, lei cuce insieme l’impressione che si svolge dalle figure e dalle loro interazioni con lo spazio circostante in un’economia accuratamente calibrata.

Le figure sulla spiaggia sembrano essere una scusa per trasportare lo spettatore verso il suo nucleo di amore per la forma pittorica, i collegamenti cromatici dei colori e le sorprese.

Per Grosso il colore è luce, e un mezzo per conoscere il mondo. Lei celebra il senso del vedere attraverso l’atto del dipingere e la fisicità della pittura.

2015, William Barnes, Professor Emeritus Painting Art and Art History Department
College of William and Mary Williamsburg, Virginia

 

‘The painters Tony Lombardi and Laura Grosso had us out for dinner at their apartment in Rome recently. It was a lovely meal. The dinner table was set up in their studio, so in addition to enjoying the delicious food I was treated to a feast for the eyes – we were surrounded by their beautiful paintings.

Laura and I traded work. She chose a small portrait that I had done over the summer from a group of paintings I was taking back to the United States. Now it was time for me to choose. “I want that one.” , I said, referring to the painting that I had been looking at all evening. Everyone laughed because I was referring to a beautiful figure composition over a meter tall. Nice try.

It was a beautiful, freely painted, figure composition of four figures set into a landscape. The two central foreground figures of a man and a woman engaged in a light embrace appear ready to begin dancing.

The other two figures, less distinctly painted, hover behind and to the left of the central pair in space.

The woman wears a vibrant red dress that rings eloquently against the smoky cool, terre verte and blue grey that dominates the rest of the painting. The forms seem to be painted from the center out and have an expansive quality. This painting projects the quiet gravity and grace found in the best Modern Italian painting. It simultaneously provides us with concrete particularity but is also a manifestation of the universal – which is how I would characterize the paintings of Laura Grosso in general.’

‘I pittori Tony Lombardi e Laura Grosso ci hanno invitati a cena nel loro appartamento a Roma di recente. E ‘stata una bella cena. La tavola era apparecchiata nel loro studio, così oltre a godere il cibo delizioso mi hanno regalato una festa per gli occhi – eravamo circondati dai loro splendidi dipinti.
Laura ed io abbiamo alla fine scambiato un lavoro. Lei ha scelto un piccolo ritratto che avevo fatto durante l’estate da un gruppo di quadri che stavo riportando negli Stati Uniti. Ora era il mio turno di scegliere. “Io voglio quello.” ho detto, riferendomi al dipinto che ero stato a guardare per tutta la sera. Tutti hanno riso perché intendevo una bella composizione di figure di un metro di altezza. Una bella prova.
Era una bella composizione di quattro figure in un paesaggio, liberamente dipinta. Le due figure centrali in primo piano di un uomo e di una donna impegnate in un abbraccio di luce sembrano pronte ad iniziare un ballo. Le altre due figure, dipinte meno distintamente, si muovono dietro e a sinistra della coppia nello spazio centrale.
La donna indossa un vestito rosso vivace che suona eloquentemente contro il freddo fumoso, terra verde e blu grigio che domina il resto del dipinto. Le forme sembrano dipinte dal centro verso l’esterno e hanno una qualità espansiva. Questo dipinto proietta la quieta gravità e la grazia che si trova nella migliore Pittura Moderna italiana. Simultaneamente ci offre una concreta particolarità, ma anche una manifestazione dell’universale: è così che vorrei caratterizzare i dipinti di Laura Grosso in generale.’

2015, Tim Kennedy, Senior Lecturer / Painting, Indiana University / Bloomington.

 

I think Laura Grosso is a painter, and I have already said all: a painter-painter, a painter of truth. Her work exudes sensitivity, life, honesty… well, truth in abundance. Throughout the years, from her early work to her current work, she has remained faithful to a virtuous neo-figuration in drawing and chromaticism that has not prevented her walk the path of absolute freedom, the ultimate ambition of art.

Credo che Laura Grosso è un pittore, e ho già detto tutto: un pittore-pittore, un pittore della verità. Il suo lavoro trasuda sensibilità, vita, onestà … beh, verità in abbondanza. Nel corso degli anni, dal suo primo lavoro a quello attuale, è rimasta fedele ad una virtuosa neo-figurazione nel disegno e nel cromatismo che non le ha impedito di percorrere la via della libertà assoluta, ambizione estrema dell’arte.

2015, Eduardo Alvarado

 

“I only know LG’s work in reproduction – she’s among the best of the artists I follow on Facebook. The impression these figure groups make as digital images may be different from the fuller impact of the original artworks, but even viewed like this some qualities come over strongly – the classicism of the composed figure groups; the attention to interval in preference to detail; the apparent spontaneity of the figures and application of paint; the underlying abstraction. They remind me work by some of my favourite artists: Piero della Francesca, Paul Cezanne, Keith Vaughan, Giorgio Morandi. I hope to be able to see some of these works in the flesh before too long.”

«Conosco soltanto in riproduzione il lavoro di LG – lei è tra i migliori degli artisti che seguo su Facebook. L’impressione che fanno questi gruppi di figure nelle riproduzioni digitali può certo essere diversa dall’impatto più esaustivo delle opere originali, ma anche visti così alcune qualità arrivano con forza – la classicità delle composizioni dei gruppi di figure, l’attenzione all’ intervallo più che al dettaglio, l’apparente spontaneità delle figure e l’applicazione della materia, l’astrazione di fondo. Mi ricordano i lavori di alcuni dei miei artisti preferiti: Piero della Francesca, Paul Cézanne, Keith Vaughan, Giorgio Morandi. Spero di non dover attendere troppo tempo per vedere alcuni di questi lavori dal vero. ”

2015, James Bland

 

The beautifully sublime work of Laura Grosso – through which I feel the soft gentle breath of humanity pervade through the paintings by the use Laura’s soft gentle tones punctuated by a few intense colours. I have been fortunate enough to see many of these paintings in Laura’s studio, where I was taken by the skilful interplay of marks and composition. How much in this busy world, we crave to fill our senses with connection we all have as human beings and enter into a freedom of being – such is the work of Laura Grosso.

Il lavoro splendidamente sublime di Laura Grosso – attraverso il quale io sento il leggero, gentile respiro dell’umanità pervadere la pittura grazie all’utilizzo dei leggeri gentili toni di Laura, punteggiati da pochi colori intensi. Ho avuto la fortuna di vedere molti di questi dipinti nello studio di Laura, dove sono stata colpita dal sapiente gioco di segni e composizione. Quanto in questo mondo frenetico, noi desideriamo percepire i nostri sensi nella connessione che tutti noi abbiamo come esseri umani ed entrare in una libertà di essere – così è il lavoro di Laura Grosso.

2015, Nicki Heenan

 

When looking at Laura Grosso’s paintings, one is struck to begin with by their color and gesture. Her artistic intentions, whether the subject is the figure, landscape or still life, are to capture experiential moments, the texture of the Roman light or the feel of the air. Her interest seems to be not so much events or situations but a more timeless transcendence.
Of all her work the landscapes in the lovely Roman parks are the essence of her craft and for me the most captivating. There is a balance between abstraction and description, a sense of place but also a confidence in the gesture of the brush, a sense of improvisation but also rigorous design and most of all, the extraordinary color choices. One is lost in the pleasure of pure painting.

Se si guarda alla pittura di Laura Grosso, si rimane colpiti all’inizio per il colore e il gesto. Le sue intenzioni artistiche, che il soggetto sia la figura, il paesaggio o una natura morta, sono di catturare i momenti esperienziali, la consistenza della luce o la sensazione dell’aria. Il suo interesse sembra essere non tanto per eventi o situazioni, ma per una trascendenza al di fuori dal tempo.
Di tutto il suo lavoro i paesaggi incantevoli dei parchi romani sono l’essenza della sua arte, per me la più affascinante. C’è un equilibrio tra l’astrazione e la descrizione, il senso del luogo, ma anche la fiducia nel gesto del pennello, un senso di improvvisazione, ma anche il disegno rigoroso e soprattutto, la scelta di colori straordinari. Uno è perso nel piacere della pittura pura.

2015, Anita Dawson

 

Laura Grosso has the courage to keep it simple. Though she has considerable skills, she does not try to impress with technique. Instead of accounting for all of the parts, she distills to the essence of the whole. She strikes a perfect balance between illusion and paint, and does it with intelligence, sensitivity and complete naturalness.
There is nothing awkwardly staged or overtly narrative about her figure paintings. Laura paints nudes in a situation where public nudity is common: the beach. The lack of self-consciousness of the figures parallels the naturalness of Laura’s response in paint. There is no pretense, but rather a pure and uncomplicated pleasure in the visual. But make no mistake: it takes clarity of thought and a profound understanding of the history and meaning of painting to produce such simple joys.

Laura Grosso ha il coraggio di mantenere le cose semplici. Anche se lei ha notevoli capacità, non cerca di impressionare con la tecnica. Invece di calcolare ogni particolare, distilla l’essenza del tutto. Centra un equilibrio perfetto tra illusione e materia, e lo fa con intelligenza, sensibilità e completa naturalezza.
Non c’è nulla goffamente messo in scena o apertamente narrativo nei suoi quadri di figure. Laura dipinge nudi in una situazione in cui la nudità pubblica è comune: la spiaggia. La mancanza di autoconsapevolezza delle figure va parallela alla naturalezza della risposta di Laura nella pittura. Non vi è alcuna pretesa, ma piuttosto un piacere puro e semplice sul piano visivo. Ma non commettiamo errori: ci vuole chiarezza di pensiero e profonda comprensione della storia e del significato della pittura per produrre tali semplici gioie.

2015, Linda Carey

 

Laura Grosso’s paintings evoke a peaceful charm in a troubled world. The colors are fresh while the compositions are pure. Her figurative work is superb. One always goes back to take a second look.

I dipinti di Laura Grosso evocano un fascino tranquillo in un mondo travagliato. I colori sono freschi mentre le composizioni sono pure. Il suo lavoro figurativo è superbo. Si torna sempre indietro a dare un secondo sguardo.

2015, Judith Tummino

 

Un paesaggio con figure in un parco romano nelle mani di Laura Grosso diventa un gioiello sfaccettato con diverse gemme preziose: mani, alberi, pantaloni, occhi, fiori, giornali, palme, ghiaia, pozzanghere, tutti vengono trattati con uguale riguardo rispetto alla luce, quindi al colore.
Che la forma viola appartenga a un viso o ad un’ombra, o a tutti e due, poco importa.
Se il tronco del pino è diviso in macchie di color lavanda, ruggine, rosa, fucsia che poi viene riflesso nel lago in ancora più sfumature, lo accettiamo con gioia.
Il necessario è dare un senso della interdipendenza di ogni parte per capire l’insieme, l’ora esatta, la stagione specifica di quel momento immortalato in olio.
Anche le figure umane si sottopongono a questa regola Morandiana: è un seno, o è un raggio di luce sulla tenda dello sfondo?
Laura ci accompagna, ci guida, ma mai ci dice esattamente quello che troveremo nelle sue immagini.
Piuttosto, siamo noi che scopriamo accenni di realtà che poi lasceremo che prendano il loro ruolo nel tessuto
plastico della sua pittura.
È un battito ritmico fra illusione e pura celebrazione di forme e colore.

A landscape with figures in a Roman park in the hands of Laura Grosso becomes a faceted jewel with different gems: hands, trees, trousers, eyes, flowers, newspapers, palm trees, gravel, puddles; all are treated with equal respect to the light therefore also to color.
Whether that purple form belongs to a face or a shadow, or both, it does not matter.
If the trunk of a pine tree is divided into patches of lavender, rust, pink and fuchsia, which is then reflected in the lake in even more shades, we accept it with joy.
The need is to give a sense of the interdependence of all parts and to understand the whole; the time, the specific season of the moment immortalized in oil paint.
Even the human figures are subject to this Morandian rule: is it a breast, or is a ray of light on the tent in the background?
Laura accompanies us, guides us, but never tells us exactly what we will find in her images.
Rather, we find those hints of reality that then take their role in the plastic fabric of her painting.
It is a rhythmic pulse between illusion and pure celebration of form and color.

2015, Anita Guerra

 

Grosso si concentra sulla luce e sulla sua influenza sui colori; sul suo potere di strutturare lo spazio e costruire la tridimensionalità dentro il quadro, catturando la luce attraverso la pittura.

Nelle vedute romane la luce opalescente, caratteristica delle regioni mediterranee, gioca il ruolo più importante. Scintillando sulle strutture urbane, essa definisce con precisione l’ombra delle celebri costruzioni, creando contrasti attraverso i toni differenti. Nelle vedute marine, invece, gli edifici scompaiono: solo la spiaggia. L. Grosso prova l’esito della luce sulle forme umane. Queste rispondono alla luce diversamente, rispetto a un elemento statico.

Per chi osserva, i ragazzi in primo piano sulla spiaggia appaiono come ritagliati. Le figurine che si muovono nell’acqua invece, perse nello scintillio luminoso, diventano segni colorati, forme astratte. A distanza appaiono meno distintamente e più sbiadite, secondo una prospettiva atmosferica.

Questo “sfumare” dà un’impressione di immensità. L. Grosso usa colori non primari chiamati mezzetinte, ognuno realizzato con una miscela di colori complementari, per ridurre o esaltare la loro saturazione.

Dall’ocra pallido al grigio e al blu, sono graduati in armoniose composizioni orizzontali; ma sulla tela la spiaggia, il mare, l’orizzonte, il cielo appaiono anche come strati verticali. L. Grosso utilizza la tecnica “ad impasto”, spessi strati di pittura ad olio.

La materia stessa costruisce l’assetto luminoso in modo quasi

tridimensionale, con colpi di spatola in evidenza. Le vedute di bagnanti di L. Grosso mostrano una stratificazione in entrambe le direzioni, apparentemente inconciliabili: prospettive fuse insieme dalle impressioni fortemente atmosferiche dell’estate.

2009, Barbara Goebels

 

La pittura di L.Grosso, già allieva di Ziveri, deriva dal tonalismo della scuola romana, e nella suggestione di Roma trova spesso il motivo ispiratore.

Ma è l’aria, il riverbero della luce, il  caldo impasto che il tempo ha depositato sulle pietre, che la interessa, con la descrizione dei luoghi.

Perciò Grosso procede per larghe stesure del colore, limpido nei toni e sommario nella raffigurazione: perché la veduta ormai sopravvive in lei solo come sensazione interiore, e come tale viene restituita sulla tela.

20015, Benito Recchilongo

 

Chi è più sprovveduto, l’artista che si ripropone di trasmettere direttamente delle emozioni fornendole in sovraccarico attraverso immagini assolutamente leggibili, o il critico benevolmente disposto a qualsiasi forma di ritorno alla figurazione solo a patto, però, che dietro vi sia una buona dose di gratificazione intellettuale?

La risposta diviene più facile se facciamo notare che le immagini della Grosso sono quasi tutte riprese da foto di famiglia e riviste di attualità; assemblate in maniera tale da far sempre pensare ad un qualche racconto; regolate su di un tono che sta tra il melodramma, il romanzo ottocentesco e la poesia superintimista; dipinte magistralmente in piena luce impressionista o con smaliziatissimi effetti di illuminazione su fondo scuro

E per di più accompagnate alla loro prima sortita da brani musicali indiscutibilmente belli oltre che arcinoti.

1982, Paolo Balmas