Ho scelto di dedicarmi in maniera esclusiva alla ricerca della pittura, parallelamente sui due fronti del lavoro en plein air e della composizione di figure.


L’esperienza en plein air, che è legata al mio primo amore per la natura, mi ha rivelato la luce come fenomeno capace di trasfigurare l’oggetto e, in seguito, come causa e la finalità del dipingere stesso.

La luce infatti mi consente di osservare secondo i criteri della pittura, eliminando il superfluo bypasso il mimetismo figurativo e entro in una “zona franca”, tra figurazione e astrazione.

Il lavoro en plein air è per me una vera pratica meditativa che in una sorta di inspirazione e espirazione, mi conduce allo stato di grazia.


Questa forte esperienza mi offre la chiave per affrontare anche le figure, in composizioni che hanno come contenuto la condizione umana, con particolare riferimento alla Donna e alla Coppia, mantenendomi a distanza da narrazioni letterarie.

Infatti anche in questo caso il racconto avviene attraverso la luce, tramite la quale le figure entrano in relazione fra loro, sedute o in piedi, in movimento o in stasi, come in una teoria ininterrotta di presenze, o icone contemporanee.


Nel ciclo dei bagnanti, Umani, il mare ha risonanze personali e così anche l’immersione, come dimensione sospesa e misteriosa e condizione privilegiata per ascolto e visione, emblematica del processo stesso del dipingere. 

Del tema dei bagnanti e della Coppia primordiale in Eden, del Paradiso perduto, intendo dare una versione realistica e per evitare artifici i modelli non posano, sono persone comuni colte in una gestualità spontanea e quotidiana, che fotografo segretamente sulle spiagge e poi “spoglio”.

Questo uso del nudo antiaccademico è riferibile alla tradizione moderna e volto a esplicitare la sola realtà del corpo. Senza retorica celebrativa o nostalgica di un utopico mondo già pacificato, le figure, nei loro incastri armoniosi o dissonanti condividono solo una medesima fragilità.

L’osservazione maturata nel lavoro en plein air intende esporre anche i corpi così come sono, senza pregiudizio e senza epica. 


L. G.



Laura Grosso è nata a Bari e vive a Roma, dove ha compiuto la sua formazione presso il Liceo Artistico di via Ripetta e l’Accademia di Belle Arti, diplomandosi con lode nel corso di Pittura di Alberto Ziveri.


Per la sua attività espositiva, iniziata all’Hotel Byron di Bari (1975), ha spesso ricorso a spazi alternativi, il primo dei quali il Padiglione Borghese in Villa Borghese a Roma (1980), teatro provvisorio allestito dalla compagnia La Gaia Scienza.

Di particolare rilievo è stata la lunga collaborazione con la Galleria Andrè di Roma e con la Gallery UNO Projektraum Berlin di Berlino.

Le sue opere sono rappresentate e regolarmente esposte presso la BaArt Gallery di Bari, con la quale ha avviato una collaborazione continuativa e dove ha già realizzato due importanti mostre personali (2019–2024).


Nel 2011 ha dipinto en plein air nell’ambito dell’iniziativa cinese “Pittori italiani dipingono Hangzhou”.

Nel 2014 ha preso parte al “Plein Air Symposium” di pittori internazionali, curato dalla Galerie Huber & Treff di Jena, a Beit Jala, evento che si svolge annualmente in diverse località.

Nel 2018 ha dipinto en plein air a Rodi, presso il Centro Culturale Artpark Rhodes Greece di Damon Papakiriakou. 


Ha realizzato due dipinti a olio per gli spettacoli di danza di Enzo Cosimi Calore e Repertori d’amore (1980).

È autrice della copertina del libro Il gelato in piscina non si scioglie di Leonardo Altomano (2014) e del libro Il mio Pinocchio di Paolo Lunghi, che ha illustrato con venti disegni a penna (2024).

È inoltre autrice delle opere che compaiono nell’ultima serie televisiva di Maria Sole Tognazzi, di prossima uscita.


A sostegno della pittura ha ideato e promosso i progetti collettivi Pittura Lectio Divina e AA.VV. Pittura per un gruppo di apprendisti pittori, nonché Pittori Uniti per la Pittura e Giuditta e Oloferne (2024) per un gruppo internazionale di pittori.








Laura Grosso

I have chosen to devote myself exclusively to the research of painting, working in parallel on two fronts: en plein air practice and the composition of figures.

The en plein air experience, rooted in my first love for nature, revealed light to me first as a phenomenon capable of transfiguring the object and, later, as both the cause and the ultimate purpose of painting itself. Light allows me to observe according to the criteria of painting: by eliminating the superfluous, I bypass figurative mimetism and enter a “free zone” between figuration and abstraction. En plein air work is, for me, a true meditative practice which, in a kind of inhalation and exhalation, leads me into a state of grace.

This intense experience also provides me with the key to addressing the human figure, in compositions whose subject is the human condition, with particular reference to Woman and to the Couple, while keeping a necessary distance from literary narratives. Here too, the story unfolds through light, by means of which the figures enter into relationship with one another—seated or standing, in motion or at rest—forming an uninterrupted sequence of presences, or contemporary icons.

In the Umani cycle of bathers, the sea has deeply personal resonances, as does immersion itself: a suspended and mysterious dimension, a privileged condition for listening and vision, emblematic of the very process of painting. Drawing on the theme of the bathers and that of the primordial Couple in Eden, of the Lost Paradise, I seek to offer a realistic and more fully human version. To avoid artifice, the models do not pose; they are ordinary people, caught in spontaneous, everyday gestures, whom I secretly photograph on beaches and then “undress.”

This anti-academic use of the nude refers to the modern tradition and aims to make explicit the sole reality of the body. Free from celebratory rhetoric or nostalgic longing for a utopian world already pacified, the figures—within their harmonious or dissonant intertwinings—share only a common fragility. The observation developed through en plein air practice seeks to expose bodies as they are, without prejudice and without epic.

L. G.


Biography

Laura Grosso was born in Bari and lives in Rome, where she completed her training at the Liceo Artistico of Via Ripetta and at the Academy of Fine Arts, graduating with honors in Painting under Alberto Ziveri.

Her exhibition activity began at the Hotel Byron in Bari (1975) and has often made use of alternative spaces, the first of which was the Padiglione Borghese in Villa Borghese, Rome (1980), a temporary theatre set up by the theatre company La Gaia Scienza. Particularly significant was her long collaboration with Galleria Andrè in Rome and with Gallery UNO Projektraum Berlin in Berlin. Her works are represented and regularly exhibited by BaArt Gallery in Bari, with which she has established an ongoing collaboration and where she has held two major solo exhibitions (2019–2024).

In 2011 she painted en plein air as part of the Chinese initiative Italian Painters Paint Hangzhou. In 2014 she took part in the Plein Air Symposium of international painters, curated by Galerie Huber & Treff of Jena, held in Beit Jala, an event that takes place annually in different locations. In 2018 she painted en plein air in Rhodes at the Artpark Rhodes Greece Cultural Center, founded by Damon Papakiriakou.

She created two oil paintings for Enzo Cosimi’s dance performances Calore and Repertori d’amore (1980). She designed the cover of the book Il gelato in piscina non si scioglie by Leonardo Altomano (2014) and illustrated Il mio Pinocchio by Paolo Lunghi with twenty pen drawings (2024). She is also the author of the artworks featured in the latest television series by Maria Sole Tognazzi, to be released soon.

In support of painting, she conceived and promoted the collective projects Pittura Lectio Divina and AA.VV. Pittura for a group of apprentice painters, as well as Pittori Uniti per la Pittura and Giuditta e Oloferne (2024), involving an international group of painters.