Dedicato ai miei maestri


“Nulla è più astratto del reale.”
Giorgio Morandi


"… La domanda urgentissima, piuttosto, è: perché sei qui e cosa devi fare? 

A quella domanda quasi sempre rispondo “per scrivere”, con enorme presunzione. 

Testimoniare la bellezza, ecco, mi sembra una risposta. 

E poi amare alcune persone, potendo moltissime, tutto e tutti, ma è difficile”. 

Cristina Campo



La Pittura è il luogo in cui ritrovo me stessa.

Il suo percorso scorre parallelo ai fatti concreti della mia vita, che essendo donna non ritengo una limitazione ma al contrario la linfa, anche per questa ragione non ho mai avuto uno Studio separato dalla casa in cui vivo.

Il testimoniare la Bellezza, poi, giunge a me come grazia.


La mia infanzia si svolge fra Bari e Lecce, padre militare con qualche esperienza di pittura, madre casalinga, due sorelle più piccole.

Prima che la scuola intervenga a spezzare l'incantesimo, il gioco mi governa pienamente, l'urgenza di copiare ciò che osservo della vita adulta,  sublimandola in una espressione. 

Il trasferimento della mia famiglia a Roma, verso metà degli anni '60, è ciò che avvia la prima formazione artistica, è mio padre a iniziarmi facendomi da guida nella città e regalandomi il primo cavalletto. 


Pur negli anni delle proteste studentesche, la mia frequentazione del liceo artistico di via Ripetta è seria e concentrata, presa esclusivamente da un autentico interesse per le cose dell'arte, fin dal principio ho la grande fortuna di trovare maestri eccellenti.

Nel liceo sono: Valerio Fraschetti per “Figura disegnata” , Marina Poggi, pittrice della Scuola Romana, per  “Ornato disegnato”, Fumanti per “Disegno geometrico e Prospettiva" e Figurelli per "Storia dell'arte”.

L'insegnamento verte soprattutto sul disegno dal vero. Seguendo l'uso accademico l'esercizio sul soggetto, dalle riproduzioni di sculture classiche alla modella viva, è supportato dallo studio di “Anatomia artistica”.

Della pittura ci viene dato solo un primo assaggio, nello studio e nella ricerca del colore, in esercizi di fantasia eseguiti a tempera su carta: sono per me le prime composizioni di figure ed è particolarmente in quest'ambito che ricevo i primi apprezzamenti.


Dopo la maturità, e un anno integrativo per allargare la possibilità di sceltà, mi si aprono due strade: Lettere a indirizzo Storia dell'Arte oppure Accademia di Belle Arti. Per decidermi fra le due mi viene concesso un anno sabbatico, anno di spostamenti fra Roma e Livorno, città in cui la mia famiglia si è appena trasferita, in una casa davanti al mare.

A Livorno il distacco dalle amicizie romane e l'insofferenza per la vita in provincia mi spingono a un volontario auto-isolamento che finisce col rendere la pittura protagonista della mia vita.

Iniziando a dipingere in autonomia, sperimentando per la prima volta concentrazione e ispirazione grazie al silenzio animato solo dalla musica, emergono storie dal profondo, con un significato oscuro anche a me, composizioni di figure, dipinte a tempera su carta e tela.

La scelta del figurativo dipende in gran parte dal fascino che le storie, da sempre, esercitano su di me, è una scelta che ho dovuto ripetere, e non una volta per tutte, perchè anche l'astratto mi coinvolge tuttora.


Mio padre mi aiuta a esporle nella prima mostra personale nei locali dello Sporting Club - Teatro Margherita a Bari, il 5 aprile 1975.

Il titolo della mostra prefigura in breve la direzione che intendo dare alla mia ricerca, una promessa a me stessa che ricorderò a ogni svolta: “La sincerità è l’unica regola".

E' una citazione di Matisse tratta dai suoi appunti sull'arte (Écrits et propos sur l'art), in cui sostiene che l'opera d'arte non nasce dal tentativo di copiare fedelmente la realtà o di compiacere le convenzioni accademiche, ma dal guardare dentro di sé ed esprimere i propri sentimenti e stati d'animo in modo immediato, autentico e privo di filtri. 

E io comprendo in pieno, fin da subito, che l'arte può essere per me solo un atto di assoluta onestà, intellettuale ed emotiva.