“Capire le cose che ci circondano è la migliore preparazione per capire le cose che stanno al di là.”
Ipazia di Alessandria
A chi voglia operare nell’Arte si pongono sostanzialmente due domande: il perché (contenuto) e il come (forma).
Nel perchè, che sta evidentemente alla base, sono coinvolte intuizione e creatività, l’intuizione iniziale viene afferrata e compresa nei dettagli suggerendo il come.
Malgrado il risultato finale concreto richieda la maggior parte dello sforzo, in assenza dell’ispirazione iniziale a tale risultato non si potrebbe mai arrivare.
Questi due aspetti, del perché e del come, tendono a fondersi insieme: il perché allarga l’orizzonte della creatività consentendole di scoprire nuovi come, il come allarga l’orizzonte della tecnica, permettendole di accedere a nuovi perché e così si fondono insieme contenuto e forma.
Al perché si risponde con una determinata conoscenza, soggettiva e oggettiva, interiore ed esteriore, personale e universale. Ogni nuova conoscenza si affaccia all’esistenza producendo nuovo come, che a sua volta produce nuovo perché. Il perché allarga l’orizzonte della creatività consentendole di scoprire nuovi come, il come allarga l’orizzonte della tecnica, permettendo l'accesso a nuovi perché.
Perché e come sono proprietà generative che si compendiano reciprocamente tramite amore, forza motrice che unifica e riconduce ogni elemento all’unione con il tutto.
L'Amore, sorgente di tutti i sentimenti e dei moti espansivi e unitivi, sospinge alla conoscenza e racchiude in sé il significato della vita.
Ciò che impedisce l’Amore nasce in buona parte dal fraintendimento dell’unicità della persona, fatto in sé vero, se non che nessuno è più unico, irripetibile, speciale degli altri, ossia superiore agli altri.
La confusione fra l’idea di unicità e quella di superiorità è all’origine di tutti i sentimenti negativi, non può coesistere con l’amore, è un problema che ci affligge tutti, pur se in misura diversa, sia come singoli che come collettività, dalle famiglie alle nazioni, un problema, interno, che non può essere risolto dall’esterno, che ognuno deve risolvere nell'interno di sé e per libera scelta, tramite la propria coscienza.
Tuttavia deve essere risolto, assolutamente, in quanto tutto deve essere ricondotto all’Amore - poiché è nell’Amore che tutto ha origine.
“Sono tentato di dir di più, di suggerire che forse, nel regno visivo, l'arte vera – in quanto distinta da non importa quali valori informativi o semplici novità o stravaganze o giochi – sempre tende a comunicare la pura esistenza delle figure ch'essa presenta.
L'arte vera non ha mai rappresentato, né mai dovrebbe farlo, ma ha presentato.
L'arte è basata sulla realtà, ma vive indipendentemente da essa, senza guardare al trampolino dal quale si lancia nell'oceano dell'Essere.
L'arte vera è Essere; e con Jehovah dell'Antico Testamento dovrebbe rispondere, se richiesta cos'è:
"Io sono Colui che è."
Bernard Berenson “Piero della Francesca or The Ineloquent in Art”, 1954
Berenson mostra di non aver timore nel riconoscere il valore solo a un certo modo di fare Arte e indica esattamente il criterio per discernere fra arte vera e falsa, stabilendo una connessione fra Arte e Essere.
Ciò preclude evidentemente il giudizio al quale siamo ormai avvezzi, basato su moda o mercato.
In quanto fattori materiali e dunque relativi, moda e mercato non servono per giudicare dell’arte vera, ma solo di un surrogato di arte scambiato per vero, accettato socialmente al momento attuale.
L’arte non rappresenta quando esiste in essa un fattore spirituale: l’ispirazione.
L’ispirazione percorre tutta la storia dell’arte caratterizzando ogni tempo, essa sola in grado di sollevare l’attività artistica dai fini utilitaristici che guidano la maggior parte delle attività umane.
Per secoli la Storia è stata trasmessa e l’ispirazione personale si è nutrita di questa trasmissione, poichè esiste un'eredità artistica, un evidente passaggio di testimone, senza il quale non si dà alcuna evoluzione, né individuale né collettiva.
Questo non può che sfatare il mito dell’artista che nasce dal nulla: per un artista vero il talento personale produce frutto solo grazie all’ispirazione e alla conoscenza della storia che lo precede.
E dopo lungo esercizio supportato da una dedizione incondizionata.
Per questa ragione - e per amore di verità - sarebbe il caso di definire dilettanti tutti gli altri, particolarmente se, supportati dall’apparato degli addetti ai lavori, si credono artisti.
L’Arte vera secondo l’evoluzione che si trae dalla storia, è quella che “presenta” l’oggetto, cioè ne individua l’essenza - nascosta al di là dell’esistenza - e la mostra a tutti.
"La pittura rappresenta al senso con piú verità e certezza le opere di natura, che non fanno le parole o le lettere, ma le lettere rappresentano al senso con piú verità le parole, che non fa la pittura.
Ma dicemmo essere piú mirabile quella scienza che rappresenta le opere di natura, che quella che rappresenta le opere dell'operatore, cioè le opere degli uomini, che sono le parole, com'è la poesia e simili, che passano per l’umana lingua."
Leonardo, “Della pIttura”
La Pittura è arte visiva, come tale ha due possibili oggetti: quello visibile e la sua immagine.
L’oggetto concreto visto dagli occhi oppure l’immagine che ne elabora la mente, la fantasia, ecc.
Nel primo caso l’oggetto si presenta direttamente all’occhio, nel secondo caso ciò che si presenta all’occhio è solo una delle tante possibili sue immagini.
Questa immagine si pone nel mezzo, fra lo sguardo e l’oggetto, a un livello mentale, come un diaframma opaco.
Tutta la storia della Pittura è percorsa da queste due differenti modalità, realtà e elaborazione letteraria, di solito in equilibrio.
Si nota comunque un processo di emancipazione dal letterario, tanto che anche nei casi in cui l’immagine letteraria venga imposta dalla tradizione o dalla committenza, l’opera eccellente la lascia indietro a favore della scelta più autenticamente pittorica della realtà.
Finchè la Pittura accede al suo completo affrancamento dalla letteratura
Grazie alla caduta dei temi storici e religiosi e soprattutto con l’avvento della fotografia, che propriamente pone i confini fra lo sguardo umano e quello meccanico, si incomincia a comprendere chiaramente cosa sia l’immagine.
Prendendo la distanza dal racconto insito nell'immagine, la pittura si concentra completamente sull’osservazione.
L’osservazione viene praticata en plein air, ma ciò che si cambia non è semplicemente il luogo.
La pittura en plein air, alle sue origini non è affatto quel modo dilettantesco adesso in voga, è invece una concreta presa di posizione contro i mutamenti epocali imposti dalla “rivoluzione industriale", è innanzitutto una scelta politica.
Come tale anche il cambiamento che produce è come una nuova rivoluzione opposta alla prima.
La finalità del dipingere en plein air non sta tanto nel prodotto quanto nella ricerca, e questa ricerca concerne l’osservazione pura, come si evince dalle opere e dagli scritti di molti pittori dell’epoca.
La rinuncia alla costruzione razionale dell’opera intorno a un racconto è a favore di questa ricerca.
L’inedita concentrazione sul soggetto dal vero è motivata dall’inseguimento dello sguardo da adoperare per osservarlo.
La ricerca è appassionata, supera i confini dell’io del pittore e si orienta verso il mistero della “visione”, elaborazione di sentimenti e sensazioni personali provocati direttamente dall’osservazione pura. L’oggetto esce dalla consueta immagine che lo imprigiona in un “luogo comune”, acquista verità e rinasce nuovo nell’opera tramite la visione personale del pittore.
Laura Grosso 2026