La pittura en plein air come ‘gioia di vivere’: il piacere del dipingere. L’umiltà.
In generale il non essere sottoposti a regole è già in sé un piacere, consente di abbandonarsi alla pittura come una forma di meditazione profonda, diversamente dal lavoro quotidiano nello Studio.
Questo piacere viene accresciuto dal contatto con la natura, la cui quiete stimola le grazie che l'occhio riceve.
La condizione per gustare tanto piacere è l'umiltà, al momento attuale rara, dato che l’interesse dell’artista si è spostato dalla realtà naturale all'io personale, facendo di esso l’unico vero protagonista dell’opera, ha smarrito la relazione che esiste fra l'una e l'altra dimensione, accedendo a un universo artificiale, arbitrario, fondato unicamente sulla sua personalità.
La pittura en plein air combatte l’accademismo e la maniera: è una pittura di ‘ricerca’.
L'elemento di maggiore rottura sta nel carattere di libertà dell'opera: la pittura en plein air produce uno studio col valore di un’opera a sé stante.
Le ragioni che sono alle basi della scelta del soggetto mostrano già chiaramente gli obiettivi che si intende raggiungere: l’interesse per un determinato soggetto non riveste significati simbolici, è unicamente motivato dalla luce e da come essa definisce linee, contrasti tonali e tinte, puramente pittorico e mai 'pittoresco'.
Questo preserva l’opera dal pericolo del 'letterario', tendenza accademica assai diffusa tuttora.
La pittura en plein air genuina non cerca un "effetto", non cerca di somigliare a una fotografia, anzi ne prende le dovute distanze. Chi è alla ricerca di effetti trova motivo di difficoltà nei cambiamenti di una luce che costantemente prevarica, perciò è facile che ricorra in un secondo tempo alla pittura in Studio alla sua propria 'maniera', servendosi di schizzi, della memoria e delle conoscenze acquisite.
La pittura en plein air ha un suo proprio processo il cui esito sull’opera è il non finito.
Mentre uno scatto fotografico può fermare il fenomeno in un'unica immagine, in pittura esso viene osservato nella sua mutevolezza, nei cambiamenti che derivano dalla luce: per 'finire' un dipinto en plein air bisognerebbe fermare il tempo.
Il preconcetto riguardo al 'finire' può compromettere l’intero processo, in sé naturale, l’unico modo per finire un’opera en plein air è rispettare la mutevolezza della luce, ristabilire chiaramente l'armonia che l’occhio ha contemplato. La questione del non finito fu la prima ragione di scandalo, quando Monet espose il suo 'Impressioni del sole nascente' l’appellativo “impressionista” è nato con un significato dispregiativo.
La pittura en plein air insegna la velocità di esecuzione.
Poiché il lavoro deve essere adattato alla luce e non viceversa, la velocità di esecuzione è indispensabile, è una condizione fondamentale per liberarsi dai manierismi e spinge spontaneamente alla ricerca di nuove soluzioni tecniche, a iniziare dal tipo di pennellata.
La velocità non ha lo scopo di ‘catturare un momento’: ricercare la verosimiglianza della luce è ancora retaggio accademico ed è ricostruibile nello studio tramite una fotografia.
Il vero scopo della velocità è quello di cogliere l’armonia, che è propria di ogni momento della luce: l’ operare ripetutamente sullo stesso soggetto alle diverse ore del giorno, come in Monet e Cézanne, indica chiaramente l’interesse per il cambiamento della luce, che rivela di uno stesso soggetto infinite facce, piuttosto che per il soggetto in sé.
La pittura en plein air è la condizione favorevole per un autentico sviluppo dell'occhio.
L'occhio, nel contemplare i cambiamenti della luce, si riappropria della sua elasticità, questa gli permette di cogliere nell’oggetto colori insospettabili a un primo sguardo.
In questo modo trascende spontaneamente l’immagine superficiale e produce la sua propria visione.
Non si tratta qui di immaginazione ma di una autentica percezione. Non si tratta di inventare nulla ma di osservare con attenzione, in una pratica costante e continuativa che coinvolge tutta la persona, non solo l’organo della vista.
Per accogliere l’armonia l’occhio deve allontanarsi dal dettaglio e osservare quanto più spazio possibile.
Poi circoscrivere lo sguardo alla porzione che richiama maggiormente il proprio interesse.
Infine osservare ogni singola parte di quella porzione in rapporto con tutte le altre.
E’ un esercizio che alla lunga produce una sensazione di equilibrio che va ben oltre il semplice guardare. E’ la condizione del vedere.
Il vedere poi è la base di ogni buona pittura.
L’oggetto della pittura en plein air è la luce.
Per prima cosa è necessario comprendere che l’oggetto vero della pittura en plein air è la luce, e non esiste un posto in cui sia possibile studiare la luce che non sia all’aperto.
La sottomissione alla luce indica essa stessa il modo in cui lavorare en plein air: non è possibile lavorare a un quadro per più di un’ora e mezza o due ore, in quanto la luce cambia troppo.
La pittura en plein air si fa sul “motivo”, in un luogo all’aperto, illuminato dalla luce a 360 gradi, che trova la propria ragione soprattutto nella qualità della luce, alla quale è necessario dare più o meno le spalle, condizione adatta a rivelare la forma e i colori al meglio.
Altro criterio per scegliere una determinata veduta è l’armonia dell’insieme, in cui colori e forme siano variati, che è necessaria per elaborare una visione a sua volta armoniosa,
Cezanne, Monet e altri hanno ripetuto lo stesso soggetto moltissime volte, questo lascia intendere che non è importante cambiare il soggetto, anzi, la ripetizione di uno stesso soggetto può essere un’ottima risorsa per la ricerca.